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January 22 ...E LA PAURA VOLA VIA(tempo bossanova)
(STROFA)
Con un coltello mi tagliai
Più del sangue temo le bugie
Sveglia ragazzo o sono guai
Com'è cattiva la città
E' un bimbo fiero come un re
Ma quanta polvere che c'è
Un'altra storia ti dirò
Di fantasia e di libertà
Di uguaglianza e dignità
Di fratellanza e fantasia…
(RIT.)
E la paura scappa via, corre via, vola via
vola via, vola via, vola via…
E il sonno smorza i tuoi perché, i tuoi però, i tuoi e poi
I tuoi però, i tuoi perché, i tuoi non so
(STROFA)
Sogni di navi e scorrerie
E non c'è più la povertà
Di grandi eroi, di profezie
E la tua mamma dove sta
Di principesse e cavalieri
Ma la pancia è vuota più di ieri
Un'altra storia inventerò
D'uguaglianza e libertà
Un'altra storia ti dirò
Di giustizia e dignità
A un'altra storia crederai
Per accettare la realtà
(RIT.)
E la paura scappa via, corre via, vola via
vola via, vola via, vola via…
E la tristezza scappa via, corre via, vola via
vola via, vola via, vola via…
E il sonno smorza i tuoi perché, i tuoi però, i tuoi e poi
I tuoi però, i tuoi perché, i tuoi non so.
E la paura scappa via, corre via, vola via
E la tristezza scappa via, corre via, vola via
vola via, vola via, vola via…
vola via, vola via, vola via… November 02 coraggio suburbano (a trent'anni dalla morte di Pasolini)allora l'altra matina che stavo a aspetta' la metro ce staveno cinque regazzetti der Quadraro che staveno a baccaja', dacché er più grosso e tontolone s'era fatto pija per culo da 'no zingaro senza avecce er coraggio de reaggi', e 'r più piccoletto, co la faccia seria seria da cinquantenne, lo sgridava:
"io nun te sto a pija' per culo, perché so er primo a ditte che io nun so' nessuno, ma apri l'occhi, perché sennò ne la vita te metteranno sempre i piedi in testa!"
e 'n antro regazzetto rincarava:
" che poi 'na cosa è se eri a mani nude, ma c'avevi er casco in mano, je davi 'na cascata e quello nun faceva manco 'n tempo a tira' fori er cortello da le tasche!"
ma ar primo e più gajardo 'sto raggionamento nun je pareva saggio, e continuava:
"ma nun è che devi sempre sta' a penza' che quello c'ha er cortello o lo spadino o ch'è 'no zingaro che chiama l'artri zinghi, che sennò va a fini' che abbozzi sempre! je devi parti', te la devi rischiare..."
così raggionaveno su la vita e su l'orgoglio, e non c'ho dubbi infatti che senza probblemi er piccoletto se sarebbe fatto ammazza' da 'no zingaro pe' non fasse mette i piedi in testa. October 26 VOODOO BLUESdue gocce di rugiada
una zampa di rana
una chela di granchio
una foglia di quercia
un occhio di bue; inteso come
un uovo al tegame
un'unghia d'orso
un pelo di strega …
un vertebra di lumaca
un'antenna di formica
un televisore
tre gocce di dopobarba
un sassofonista fallito
un helicobacter
due piume di struzzo
un pizzico di sale
e la formula magica è……
una squama di pterodattilo
un riflesso di luna
un dente d'oro
un garofano appassito
polvere da sparo
tre grammi d'hashish
sangue di parlamentare
un chicco di riso
una giarrettiera nera
una lacrima d'amore
una lacrima d'amore
una lacrima d'amore
un plettro consumato
una spruzzata di pepe
e la formula magica è……....
(assolo)
September 07 eccoci quaNon è così frequente capire cose nuove, e quest'estate ho avuto a che fare con persone che mi hanno dato modo di capirne. Ho capito che anche alzarsi dal letto può essere una lotta, anche mettersi le scarpe può essere fatica, anche farsi la barba può essere una sfida; e la vita é una continua prova di coraggio in cui senza un bastone o un amico a cui appoggiarsi si è presto fottuti. ciao Gianluca. July 14 a settembredella prima volta che mi hanno ammazzato ho già parlato, il veleno nel bicchiere messo da un'amante che forse non aveva tutti i torti. ma un negro che muore ammazzato, anche se suona la chitarra come nessuno, non fa granché scalpore…. niente a che vedere col gran casino che scoppiò la seconda volta che fui ammazzato (ma che sarebbe questa "morte naturale" di cui ogni tanto sento parlare?), un Parigino bianco che muore sul lungoSenna preso a bastonate in testa perché urla "ma che cazzo state facendo bastardi?" a due bianchi Parigini che stanno prendendo a calci un ragazzino color cioccolato è tutta un'altra storia, e di casino in giro ce ne fu parecchiò, e se ne parlò e staparlò per settimane. quelli mi si avvicinarono chiedendomi in un adorabile francese "che cazzo ti impicci nonnetto?" in effetti potete vedere dalla foto che il mio aspetto non è che incutesse una gran paura. fatto sta che non lasciai stare, non lasciai correre, no mi tirai indietro! ma loro neanche, e assecondando un pronostico fin troppo banale chi finì colla testa rotta fu il nonnetto. così, per far sì che potessi raccontarvi questa edificante storiellina, riecco che il diavolo ci dovette mettere lo zampino..… è il momento di andare. bicicletta chitarra e sacco a pelo. vi lascio un ultimo testo di canzone. e passate una buona estate.
e per chi vollesse capirci qualcosa di più su questa folle storia, su questo strano blog, consiglio di leggersi i primi due tre interventi. bye
una mano lava l'altra, tutt'e due lavano il viso e con la tua faccia pulita per la strada te ne vai...... e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà/
e gli africani indiani sudamericani arriveranno qua/
e i poveracci gli straccioni gli sfruttati, i disoccupati, i pensionati/
dalle campagne i monti e i bordi delle città/
dalle favelas i campi ed i villaggi della povertà/
pieni di soprusi e di ingiustizia, di fame e di miseria, di fatica e di galera/
dalla polonia l'ungheria la jugoslavia l'albania, dalla turchia/
dal mozambico dal brasile, mississipi e nuova delhi e da caltanissetta/
e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà/
con gli affaristi mascalzoni sfruttatori, mercanti profittatori/
con le banche e multinazionali, fabbriche di armi e petrolieri/
e politici corrotti e politici mafiosi/
politici di merda, per sete di potere e di denaro/
e leccapiedi, qualunquisti e intellettuali di partito, senza palle/
e giornalisti senza dignità economisti senza pietà, e altri sciacalli/
e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà/
la feccia e la miseria del mondo, si ribellerà/
una rivoluzione/
la rivoluzione/
è la rivoluzione/
la rivoluzione/
fatta di mamme disperate e figli sofferenti, fatta col dolore/
fatta di veccchi con gli occhi profondi e le mani raggrinzite/
fatta di uomini stremati, donne incazzate e bimbi ancora sorridenti/
e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà/
ma non so quando sarà/
spero solo che sarà/
e allora dammi ancora le tue labbra per giocare, i tuoi seni da succhiare/
i tuoi occhi per guardare il mondo e la forza di sperare, di aspettare e di lottare/
e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà/
e quando tuonerà il cannone il mondo esploderà. July 08 Un racconto austriaco: la strana storia di Mestz Stam Cinque del pomeriggio. Mestz Stam, ex laureando in medicina per un certo e moderato numero di anni, entrò nella camera operatoria, nel laboratorio, nello studio; in quella specie di bugigattolo adibito a camera operatoria. Abbastanza spoglia - i segni d'umidità sulle pareti e un lettino addossato alle pareti su cui si rilevavano i segni di una certa e moderata quantità di umidità - illuminata dalla classica lampadina senza lampadario con interruttore penzolante dal soffitto. Arredamento abbastanza banale e scontato per un laboratorio segreto sotterraneo in cui si conducono esperimenti fantascientifici, tenebrosi e misteriosi; quotidianità cinematografica.
Sarà stato forse per aver visto troppi "Frankenstein" o simili, fatto sta che sul lettino c'era effettivamente quel corpo, e a quel corpo mancava effettivamente la testa, e c'era un ripiano accanto al lettino addossato effettivamente alle pareti recanti i segni di una certa e moderata e malcelata quantità di umidità. Metsz Stam dunque, come già detto tale era il nome dell'ex laureando in medicina, entrò nella stanza, accese la luce e si avvicinò al ripiano di cui sopra. Tirò fuori da una borsa che aveva portato con sè un qualche strano apparecchio, lo collegò con fili e cavi al marchingegno che reggeva la testa e uscì, lasciando accesa la luce evidentemente per un prossimo ritorno prossimo. La testa era stata recisa appena sotto il collo e sul lettino giaceva il corpo del suo ex proprietario, che avrebbe presumibilmente bramato fare un discorsetto piuttosto concitato con l'ex laureando, ma impossibilitato in quanto completamente bianco e presumibilmente freddo. Meno bianco - ma forse altrettanto freddo - era il pavimento del laboratorio nei pressi del lettino, spaventosamente sporco di sangue; essendo esso, di fatto, completamente sporco di sangue.
"Un lento formicolio lentamente sale. Dolore. Apro piano gli occhi, luce forte. Richiudo, fa male, non vedo. Dove e quando? I miei occhi...
Ero a casa a non fare niente e... non ricordo. Dolore. Confusione. Forte dolore al collo. E agli occhi. E non mi sento il resto. Eppure sento un dolore diffuso ovunque. Dolore, e non mi spiego, non focalizzo neanche le domande. Comincio a intravedere qualcosa, una stanza. Luce. Va bene, sono in una stanza. Non mi sento. Confuso. Non riesco a muovermi. Dolore. Non so cosa sia successo ma dev'essere stato qualcosa di terribile. No. No, non é successo niente. Niente. Non ci credo neanche io... Dolore. Gli occhi chiusi. Confuso e 'soffuso' cado nel sonno"
Mestz Stam non tardò molto a rientrare, ma tardò sufficientemente per perdersi quella che sarebbe sarebbe stata la più bella, intensa e soddisfacente ‘cosa’ della sua vita. La cosa per cui aveva lavorato, studiato, ucciso, per cui era impazzito e per cui ora si trovava in uno scantinato, con le pareti ammuffite e il pavimento sporco di sangue, camuffato da laboratorio. "Ancora così stai, puttana di una testa", le uniche parole che si disse, o che le disse o che gli disse, ad alta voce. Certo che tutta una vita apparentemente non ripagata non dovevano evidentemente e giustamente aver fatto troppo piacere all'ex laureando, e quella testa continuava a restare inerme come morta, essendo, a rigor di logica, morta. SE SOLO MESTZ STAM AVESSE CONTROLLATO I SUOI SOFISTICATI STRUMENTI invece di farsi abbattere dallo sconforto, e agire d'istinto, e staccare la spina al marchingegno, e togliersi la vita...!
Addossati alle pareti recanti una certa e moderata quantità di umidità un lettino con un corpo morto, un ripiano con una testa morta e un morto.
July 06 il problema èil problema è che sto giù perché non ho più una donna da tenere tra le braccia... e per chi non sa cos'é il blues, beh, questo è blues.
Perché le donne mi hanno fatto passare i momenti più belli, emozionanti e intensi della mia vita. E anche questo è blues. July 04 2 mattine blues27 agosto 1927, Dallas, Texas. mi son svegliato la mattina/ mi son svegliato la mattina/ ed il sole no non c'era// sono uscito per la strada/ sono sceso per la strada/ ed era buia, ed era nera// spaventato ti ho cercata/ spaventato ti ho chiamata/ ma il silenzio non smetteva// poi d'un tratto sei arrivata/ sei comparsa all'improvviso/ e non so se eri vera// le tue labbra sulle mie/ le tue labbra sulle mie/ tutto il tempo fino a sera// poi la notte e i nostri corpi/ poi la notte sopra un prato/ così dolce e così nera// poi la notte e i nostri corpi/ poi la notte sopra un prato/ come te stupenda e nera// mi son svegliato stamattina/ mi son svegliato stamattina/ ed il sole ci scaldava// mi son svegliato stamattina/ mi son svegliato stamattina/ e il tuo sguardo mi stringeva// July 03 sognistanco, dormo. dormi e sogni, povero vecchio, inutile al mondo, vecchio nell'anima; di attimi passati, di notti insonni, di pugni e sangue, e un bagno nell'oceano nudo sotto le stelle, e le note della chitarra tra cento persone che ballano o da solo in un bosco, la schiena poggiata su un albero il tepore a riscaldare il legno grezzo, e notti passate a suonare il corpo di una donna, la mia Louise, la mia Mary, la sua Joan, la mia Bessy, la mia Rita, la mia Paula, la mia Lulù. notti che non erano fatte per dormire. notti da cantare tutta la notte, ubriaco con un amico ubriaco, trascinandosi per un sentiero buio o una strada sbiadita da qualche lampione solitario, e un gatto triste che ci fa il controcanto. sono troppo vecchio per sapere come va il mondo, e lo so che di solito si dice il contrario. ma ora che sono sveglio sono solo stanco; di vedere amici lasciarmi e morire, e le persone che amo sparire nel nulla. Vorrei esistere per sempre e non essere mai nato. Vorrei morire ma continuando a vivere, per sentire la pace, per sentirmi tranquillo e libero dal dolore. E non mi pento di aver venduto l'anima, quello che è dentro di me resta in me, in ciò che sono e faccio ogni giorno, la competizione tra Diavolo e Dio non è cosa che mi riguardi. Mi riguarda il vino, la chitarra, un bicchiere bello pieno, il corpo di una donna e la mia curiosità che mi costringe a vivere. a soffrire. a morire e a rinascere. June 29 mi tratto bene...Pare che io sia morto circa settant'anni fa, e mi pare che più o meno ci siamo. Dicono che sia stata una mia vecchia amante a versarmi il veleno nel bicchiere, e non stento a crederlo. Ma quella conoscenza 'in alto' (anche se sarebbe più corretto dire in basso, molto più in basso) mi è stata piuttosto utile, in quella e in un'altra occasione. E' stato il diavolo, che sentivo vicino ogni volta che avevo tra le mani una chitarra o una donna, che mi ha consentito di rinascere, a Parigi prima, stavolta a Roma. Mi tratto bene... La foto che ho pubblicato è del periodo Parigino, prima ero nero; negro, mi dicevano. Ora non lo so: sono cieco, e dètto. June 28 quando tutto ha avuto inizioNon ero granché con la chitarra. Proprio no, uno stimpellatore come un altro. Poi un giorno mi sono stufato, ho preso una bottiglia e il mio legno e via. Vagabondai per parecchio, poi una notte, a un bivio, una puzza di zolfo che ragazzi non potete immaginare... Non era rosso, niente corna né tridente ma un pezzetto di coda gli spuntava da sotto il vestito, e non dico che non ero ubriaco, ma tant'è che mi chiese: "vuoi diventare il re del mondo?"
"e chi non lo vorrebbe?"
"posso farti diventare il più grande chitarrista del mondo."
"che devo fare?"
"ti basta darmi la tua anima..."
non avevo in tasca un centesimo e non ci pensai un attimo.
Impugnai la chitarra e cominciò a scaldarsi e vibrare, suonai una nota e una luce improvvisa squarciò il buio di quella notte senza luna. svenni.
quando tornai nel mio paese, la gente non riusciva a credere che in quei pochi mesi che ero stato lontano da casa avessi imparato a suonare così.
l'ho capito quella notte, il mondo non è altro che un giocattolo..
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