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    July 08

    Un racconto austriaco: la strana storia di Mestz Stam

    Cinque del pomeriggio. Mestz Stam, ex laureando in medicina per un certo e moderato numero di anni, entrò nella camera operatoria, nel laboratorio, nello studio; in quella specie di bugigattolo adibito a camera operatoria. Abbastanza spoglia - i segni d'umidità sulle pareti e un lettino addossato alle pareti su cui si rilevavano i segni di una certa e moderata quantità di umidità - illuminata dalla classica lampadina senza lampadario con interruttore penzolante dal soffitto. Arredamento abbastanza banale e scontato per un laboratorio segreto sotterraneo in cui si conducono esperimenti fantascientifici, tenebrosi e misteriosi; quotidianità cinematografica. Sarà stato forse per aver visto troppi "Frankenstein" o simili, fatto sta che sul lettino c'era effettivamente quel corpo, e a quel corpo mancava effettivamente la testa, e c'era un ripiano accanto al lettino addossato effettivamente alle pareti recanti i segni di una certa e moderata e malcelata quantità di umidità. Metsz Stam dunque, come già detto tale era il nome dell'ex laureando in medicina, entrò nella stanza, accese la luce e si avvicinò al ripiano di cui sopra. Tirò fuori da una borsa che aveva portato con sè un qualche strano apparecchio, lo collegò con fili e cavi al marchingegno che reggeva la testa e uscì, lasciando accesa la luce evidentemente per un prossimo ritorno prossimo. La testa era stata recisa appena sotto il collo e sul lettino giaceva il corpo del suo ex proprietario, che avrebbe presumibilmente bramato fare un discorsetto piuttosto concitato con l'ex laureando, ma impossibilitato in quanto completamente bianco e presumibilmente freddo. Meno bianco - ma forse altrettanto freddo - era il pavimento del laboratorio nei pressi del lettino, spaventosamente sporco di sangue; essendo esso, di fatto, completamente sporco di sangue. "Un lento formicolio lentamente sale. Dolore. Apro piano gli occhi, luce forte. Richiudo, fa male, non vedo. Dove e quando? I miei occhi... Ero a casa a non fare niente e... non ricordo. Dolore. Confusione. Forte dolore al collo. E agli occhi. E non mi sento il resto. Eppure sento un dolore diffuso ovunque. Dolore, e non mi spiego, non focalizzo neanche le domande. Comincio a intravedere qualcosa, una stanza. Luce. Va bene, sono in una stanza. Non mi sento. Confuso. Non riesco a muovermi. Dolore. Non so cosa sia successo ma dev'essere stato qualcosa di terribile. No. No, non é successo niente. Niente. Non ci credo neanche io... Dolore. Gli occhi chiusi. Confuso e 'soffuso' cado nel sonno" Mestz Stam non tardò molto a rientrare, ma tardò sufficientemente per perdersi quella che sarebbe sarebbe stata la più bella, intensa e soddisfacente ‘cosa’ della sua vita. La cosa per cui aveva lavorato, studiato, ucciso, per cui era impazzito e per cui ora si trovava in uno scantinato, con le pareti ammuffite e il pavimento sporco di sangue, camuffato da laboratorio. "Ancora così stai, puttana di una testa", le uniche parole che si disse, o che le disse o che gli disse, ad alta voce. Certo che tutta una vita apparentemente non ripagata non dovevano evidentemente e giustamente aver fatto troppo piacere all'ex laureando, e quella testa continuava a restare inerme come morta, essendo, a rigor di logica, morta. SE SOLO MESTZ STAM AVESSE CONTROLLATO I SUOI SOFISTICATI STRUMENTI invece di farsi abbattere dallo sconforto, e agire d'istinto, e staccare la spina al marchingegno, e togliersi la vita...! Addossati alle pareti recanti una certa e moderata quantità di umidità un lettino con un corpo morto, un ripiano con una testa morta e un morto.

    Comments (1)

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    kia-cercopiteco wrote:
    questa strana storia come tutte le cose che mi bombardano l'esistenza mi fa finire a riflettere. vorrei avere più pazienza nella mia vita. però non sempre si può continuare ad aspettare... dico, metz ha aspettato per una vita, che ne poteva sapere che tutto sarebbe cambiato in quei 10 minuti? poteva pure non succedere nulla per il resto dell'esistenza e lui avrebbe vissuto infelice!
    d'altro canto una volta che hai aspettato.... non so.
    si tratta di scelte. non so bene in che senso, però deve essere legato con le probabilità e la conoscenza del futuro.
    uno sceglie senza saspere bene a che va in contro... insomma, dentro questo pezzo che avete scritto messere, è racchiuso uno dei miei numerosi problemi esistenziali... in fin dei conti ho vissuto solo 21 anni rispetto ai vostri 106... che saranno mai!
    inoltre, se mi è permesso, trovo che il testo sia ben articolato.
    è scorrevole e avvincente e poi è stuzzicante. ha un finale ben scritto sfacciatamente inaspettato. mi sembra appropriata la scelta di una conclusione così netta e concisa.
    beh, solo complimenti per questo testo.
    molti, moltissimi complimenti.
    July 18

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